"Niente ottiene il successo come l'eccesso". Sono parole di Oscar Wilde nelle quali mi rispecchio molto. Di cosa tratto in questo blog? Delle cose più svariate: dai miei ricordi, alla lotta con i DCA, a cosa mi accade nel tempo libero.
Ho sofferto di disturbi alimentari altalenandomi tra digiungi, binge eating e bulimia per quasi 3 anni. Ma tengo particolarmente a dire a tutti che non sono pro ana, non sono pro mia, non sono nulla. Sono io, ecco. Tutto qui. Non voglio fare del male a nessuno ne indurre qualcuno ad ammalarsi. Se siete particolarmente sensibili, uscite da questa pagina. Il mio blog è particolarmente crudo. Grazie in anticipo. Enjoy my blog!

mercoledì 8 luglio 2020

8.07

Cerco di fare un po' di chiarezza nella mia vita, ormai da quasi un mese. 
Un incontro alla settimana con Doc e tutto mi è incredibilmente più chiaro.
Il problema di Kiwi è semplice: non ha un'identità. Quindi si plasma sulle decisioni e sui bisogni degli altri. Lo ha sempre fatto con i suoi genitori. Ma i suoi genitori vivono per la sorella. Si sente abbandonata e ci soffre. Cerca di rendersi visibile attraverso una malattia ma non funziona. Continua a stare male finchè non incontra la persona che avrebbe sposato. Si dedica completamente a lui, e senza accorgersene accetta compromessi pur di non soffrire di nuovo la paura dell'abbandono. Compromessi che fino a un mese fa, per me, erano normali. 

"Ami il tuo lavoro da commessa? Beh è un lavoro onesto. Ma sei laureata. Devi puntare molto più in alto! Ad un lavoro di ufficio, 8 ore al giorno alla scrivania. Pensa a quanti sabati e domeniche libere avresti e a quanto tempo potresti passare con me! Non sarebbe fantastico? So che infondo lo pensi anche tu, non è così?"

"Esci con le tue amiche. E' un tuo diritto. Ma mica tutte le settimane... sei sposata, hai fatto una scelta, hai dei doveri. E le amiche con cui esci le devo conoscere e, in un qualche modo, approvare. Perchè ce ne sono alcune ok, altre un po' meno. Lo faccio perché so che tendi a legarti alle persone e non voglio che soffri se loro spariscono..."

"Puoi uscire ma devi rispondere ai messaggi. Se non mi scrivi, ti chiamo. Se non rispondi alle chiamate, chiamo la persona con cui sei uscita. Ergo devo sapere esattamente con chi sei, dove sei e a che ora torni. Non lo faccio per controllarti, ma perchè mi preoccupo, metti che succede qualcosa..."

"Conosco ogni parte del tuo lavoro, compresi guadagni e spese. Conosco i tuoi clienti e i tuoi collaboratori. Voglio venire con te quando ti invitano ad un evento. Non è che voglio starti addosso, ma voglio starti vicino, sarà bello per i tuoi collaboratori farti vedere con tuo marito. Se poi non posso venire perchè non sono invitato vabbè... però ti scriverò. E mi aspetto che tu mi risponda"

"Ma certo che puoi andare in trasferta di lavoro. Ovvio! Prenderò dei giorni di ferie e ti accompagnerò, così potrò stare con te almeno a cena! Ah... sarai impegnata tutto il giorno dalla mattina alla sera e non avrai nemmeno un momento per me? Va bene... allora vai da sola... te la senti di affrontare questo viaggio di 4 giorni e di ben 4 ore di treno tutta sola? Se si, allora parti. Ovviamente voglio sentirti spesso, chiamarti, mandarti sms. E mi raccomando, tieni il telefono carico. Perchè se si dovesse scaricare io non potrei più chiamarti, non avrei altri contatti e se non ti dovessi sentire mi preoccuperei. E non voglio che succeda perché poi le prossime volte farei molta più fatica ad accettare che tu parta per qualche giorno..."

"Vorresti andare a ballare? Ma certo! Verrò anche io con te! Non mi piace ballare, ma farò questo sacrificio per non lasciarti sola! Basta che non facciamo tardi..."

"Domani hai impegni di lavoro? Devi uscire di casa? E dove devi andare? A che ora? Insomma... metti che la macchina ti lascia a piedi, se io non so dove stavi andando o con chi come faccio a venire a recuperarti?"

"Non sei a casa? Perché? Dove sei? Ma sei da sola?"
"Sei uscita per lavoro? Ieri non mi avevi detto di avere un impegno fuori... Come mai? Dove stai andando? A che ora torni?"

"Non possiamo aspettare ancora molto per avere figli. E io li voglio. Tu no? Beh, prima o poi ti verrà l'istinto materno. Viene a tutte le donne! Verrà anche a te. E spero presto perchè io ho già 35 anni, comincia ad essere tardi per me. E tu ne hai 29, non vorrai avere figli troppo tardi vero?"

"Perchè mi fai passare sempre come il mostro che non sono? Io che sono così premuroso, che mi preoccupo per te, per il nostro futuro e per i nostri futuri figli!"
"Devi prenderti cura di te, è importante! Sono il primo che lo dice, fai bene a comprarti dei vestiti nuovi! E mi fa piacere darti dei pareri! Perchè sei bella, è giusto che indossi cose che ti stiano oggettivamente bene..."

"I miei genitori ti vogliono bene e ti trattano come una figlia. Cosa che i tuoi genitori non fanno. Cioè guarda... vivono per tua sorella e non pensano mai a te. La mia famiglia invece sì che ti vuole bene. Tuo padre è del tutto disinteressato a te o a noi, e tua madre anche."

"Prima o poi ti stuferai di voler fare la giovanotta che vuole ballare, bere e uscire con le amiche (cosa che comunque non fai). Ti sveglierai una mattina e deciderai che è finita la fase. Ora stai vivendo la crisi dei 30 ma passerà in fretta, vedrai..."

La morale di questa bella favola?
Il mio problema non è la mia famiglia, non è nemmeno Ana, signori. E non è Joe: Joe è solo un mezzo che mi sta facendo vedere quale sia la reale problematica della mia vita. 
NON HO NESSUN TIPO DI CARATTERE, mi sono adattata a quello di una persona che Doc ha definito "manipolatrice mentale" e Kiwi è letteralmente SPARITA per diventare lo specchio di chi ha difronte.
Ed è assurdo.
Se ci penso lucidamente, è davvero assurdo.
Mi sono resa conto di quanto i miei pensieri siano cambiati da un estremo all'altro solo per compiacere la persona che avevo di fianco. Solo per il terrore di perderla.

Continuerò il percorso con Doc.
Ma... non riesco più a guardarlo in faccia allo stesso modo...
Peso ogni parola. E per la prima volta ho seriamente paura per me stessa.
Paura che possa riaccadere. Paura che mi plasmi di nuovo.
Ho una paura fottuta.

Ah beh, nemmeno a sottolineare l'ovvio ma forse va detto: lui non sa che vengo seguita da una psicologa.
Una volta ho espresso sia a Joe che a Lui il mio desiderio di volerci andare a parlare.

Il pensiero di Joe?
"Kiwi, è la scelta migliore. Anche io ci vado da 6 mesi e posso solo dirti che non hai idea di quanto meglio ti farà stare. Non hai idea di quanto potresti essere felice e non te ne accorgi. E' una cosa difficile da fare, ma dovresti farla. Io ti appoggio e sarò con te in questo percorso, se vorrai ti accompagnerò anche. E ti sarò vicino qualunque sarà la tua scelta.

Il pensiero di Lui? 
"Uno va dallo psicologo quando sa già quale sia il suo problema, paga solo un professionista per sentirselo dire. Vuoi andarci? Vai. Magari in un paio di sedute scoprirai già quale sia il problema, posto che un problema ci sia. In passato io ci sono andato due volte, ho capito cosa sbagliavo e poi non sono più andato. Magari sarà così anche per te. Però boh, vedi te".  

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