"Niente ottiene il successo come l'eccesso". Sono parole di Oscar Wilde nelle quali mi rispecchio molto. Di cosa tratto in questo blog? Delle cose più svariate: dai miei ricordi, alla lotta con i DCA, a cosa mi accade nel tempo libero.
Ho sofferto di disturbi alimentari altalenandomi tra digiungi, binge eating e bulimia per quasi 3 anni. Ma tengo particolarmente a dire a tutti che non sono pro ana, non sono pro mia, non sono nulla. Sono io, ecco. Tutto qui. Non voglio fare del male a nessuno ne indurre qualcuno ad ammalarsi. Se siete particolarmente sensibili, uscite da questa pagina. Il mio blog è particolarmente crudo. Grazie in anticipo. Enjoy my blog!

martedì 24 novembre 2020

24.11

 "Ti voglio bene Kiwi"

E' un messaggio di Sabato. E contrariamente a quanto si possa pensare, no. Non è di Joe. 
Joe ha smesso molto tempo fa di dirmi certe cose, e se lo fa anche ora ogni tanto, io ho smesso di credergli. 

Jay. Non avevo tue notizie da mesi. Non ti sentivo da così tanto tempo che mi stavo dimenticando della tua esistenza.
E quando sabato mi hai scritto "hey!" il cuore mi è uscito dal petto. 
Ho subito pensato ti fosse successo qualcosa. 
Ho subito avvertito sensi di colpa. 
Sono tornata istantaneamente a quelle notti in cui mi addormentavo pensandoti tra le lacrime di chi sapeva che non avrebbe mai potuto costruire nulla con te. Perché la nostra amicizia era troppo speciale per poterla rovinare così. 
Sono passati mesi. 

E abbiamo parlato come se quei mesi non fossero mai passati. Ti ho raccontato tutto di me, di Joe, di tutto. 
Sei stato in silenzio, mi hai ascoltata, non mi hai giudicata. Anzi, lo hai fatto ad un certo punto, quando stupidamente mi sono fatta sfuggire quanto avessi voglia di farla finita. Mi hai dato della cretina, della scema. Come facevi sempre. 
E poi, tra i rimproveri e i "vorrei aiutarti ma non so come", ha fatto capolino un timido

"Ti voglio bene Kiwi"
 
Ho sentito correre brividi lungo tutta la schiena. 
Un dolore dolcissimo.
Quell'affetto che raramente si prova tra amici. Quanto mi manca, Jay. Quanto mi manca sentire la tua voce. Quanto mi manca la tua risata così spontanea e la tua curiosità di bambino. 
Mi manchi tu. 

Come ho potuto dimenticare? Come ho potuto sostituire ciò che provavo per te con così tanta leggerezza e con una persona che non sarà mai nemmeno la metà di ciò che sei tu? 
Tu così dolce, così solare, con così tanta voglia di vivere, apertura alla gente e altruismo. 
Tu che mi salutavi sempre per ultima. 
Tu che hai avuto il coraggio di commuoverti al tuo compleanno. Ricordo ancora quando mi hai abbracciata sussurrando "So che è un'idea tua.... grazie". 

Mi si stringe ancora il cuore a parlare di te Jay. E a pensare al nostro ultimo saluto che vale la pena raccontare.


Lucy e Angy stavano dietro a Jay e Carter, Scesero lentamente le scale mentre parlavano e ridacchiavano. 
"Stai bene Lucy?" chiese Angy
"Certamente" rispose Lucy abbozzando un sorriso poco convinto. 
La verità la sapevano entrambi, anche se Lucy non l'aveva mai ammessa. Sapeva che da li a breve qualcosa si sarebbe spezzato per sempre. E camminava con passo incerto, come di chi sapeva che l'unico modo per fermare tutto fosse non procedere oltre.
Angy la prese sottobraccio e le disse "So a cosa stai pensando. Lo so."
"Sto male Angy. Non so se posso sopportarlo". 
Raggiunsero l'ingresso della stazione, timbrarono ciascuno il proprio biglietto e giunsero alla biforcazione del binario. 
Angy mollò la presa, e si rivolse a Jay "Noi dobbiamo andare di qua".
"E noi di là" completò Carter.
Lucy non potè fare a meno di fissarsi i piedi. Non sapeva dove guardare, ma sapeva bene di avere almeno uno sguardo puntato addosso. 
"Beh, allora ci salutiamo" disse Jay. 
"Si Jay." Disse Carter. Lo abbracciò e aggiunse "Arrivederci! Fai buon viaggio"
Angy finse di salutare Lucy con un abbraccio stretto sussurrandole all'orecchio "Non fare così... non ti è permesso". 
Allentarono la presa in un tempo che sembrò illimitato. 
Ormai Lucy non poteva più evitarlo, così sollevò lo sguardo incorniciato da una sottile linea di lacrima. 
Jay la stava guardando. Quegli occhi scuri e profondi incrociarono quelli di Lucy, così chiari a confronto. Non aveva mai visto occhi più dolci di quelli.
Lo sguardo di Jay sembrava chiedere di farlo subito, senza pensarci, senza indugio, per renderlo il meno doloroso possibile.  
Senza che avesse il controllo sul suo corpo, Lucy gli si buttò al collo, piangendo a di rotto. 
"Non fare così, Lucy, ti prego."
Lei si aggrappò con le unghie al giubbotto giallo che Jay portava. 
Non le importava che ore fossero, non le importava nemmeno di Carver che era lì a osservare tutta la scena. Sapeva che stava per perderlo per sempre, nonostante le bugie consolatorie che Jay le stava raccontando.
"Lucy credimi, ci vedremo presto"
Ma lei non gli credeva. 
Lei sapeva a che destino andava incontro. 
Lo stesso destino a cui qualche anno prima aveva detto "si". 

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